Recensione: Momo, una graphic novel di formazione

Il personaggio principale di questo romanzo grafico è Momo di Jonathan Garnier e Rony Hotin edito dalla casa editrice Tunue, una bambina di cinque anni che vive con sua nonna in Normandia. La sua infanzia è tutt’altro che comune: sua madre li ha abbandonati e suo padre è spesso lontano per lavoro. Momo è una piccola con capelli ribelli e un carattere deciso, ama esplorare, divertirsi e curiosare, e nonostante la sua giovane età, si assume molte responsabilità aiutando la nonna.

Momo è descritta come una bambina dall’animo puro e affettuoso, con una fervida immaginazione e una grande curiosità per il mondo che la circonda. Scopre i valori dell’amicizia e dell’amore in modo infantile, ma autentico. Nonostante la mancanza dei genitori sin dall’infanzia, Momo affronta sentimenti di tristezza, rabbia e delusione. Tuttavia, la nonna è presente e si prende cura di lei, anche se è una responsabilità importante.

Momo, una graphic novel di formazione

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Nonostante le avversità, Momo è un’infante sveglia, determinata e ha facilità nel socializzare con persone di ogni età, arrivando persino a influenzare un gruppo di adolescenti del suo paese.

Nel corso del fumetto, incontriamo vari personaggi che vanno oltre le apparenze e che si avvicinano alla nostra giovane protagonista: un burbero pescivendolo, un gruppo di giovani teppisti e una ragazza solitaria che gira costantemente sui pattini e fuma.

La storia rappresenta un romanzo grafico di crescita in cui i valori fondamentali si intrecciano con le tappe cruciali dell’infanzia. Tuttavia, va considerato che trattandosi di una storia di finzione, può essere inappropriato far vagare una bambina di cinque anni senza un adeguato controllo da parte di un adulto. Questo, nonostante l’attenzione limitata della nonna nei confronti di Momo, è un punto che l’autore sembra voler sottolineare, mostrando la sua indipendenza nonostante le circostanze avverse.

Non ho niente contro i gatti, fintanto che non mi rubano il pesce

Non conosceremo mai dettagli sulla madre di Momo, ci è noto solo l’essenziale a suo riguardo. Questa mancanza di informazioni spinge il lettore a concentrarsi sull’assenza del padre, il quale è costretto a stare lontano per garantire il sostentamento di Momo.

Questa situazione rievoca realtà purtroppo comuni ai giorni nostri: nonni che si trovano ad accudire i propri nipoti, genitori abbandonati dal loro partner e condizioni economiche non del tutto stabili. La nonna di Momo diventa da questo punto di vista una sorta di supereroina, con un passato alle spalle, che si prende cura di Momo come farebbe con una seconda figlia.

“Le pagine di Momo” accolgono il lettore con scenari pittoreschi che rendono la lettura piacevole. È come viaggiare in Normandia attraverso disegni, con rappresentazioni di un villaggio portuale dai molteplici colori e sfumature: le tonalità calde tipiche di un villaggio di mare si alternano con i toni freddi delle scogliere bianche come gesso.

La lettura offre la possibilità di immergersi nella storia, scorrendo le vignette con piacere e curiosità. Va oltre i dialoghi, portando l’attenzione ai dettagli della graphic novel: i colori del cielo, le sfumature delle case, le espressioni dei personaggi. Si possono notare le emozioni nel volto di Momo quando avvista suo padre in lontananza, trasmettendo un senso di malinconia.

“Momo” ci insegna molte lezioni, indipendentemente dall’età: affrontare la perdita di una persona cara è difficile. Insegna anche che se le persone se ne vanno, rimarranno sempre con noi se le ricordiamo costantemente. Inoltre, personalmente mi fa ricordare i momenti in cui mio padre partiva per lavoro: dormivo nel lettone con mia madre per farle compagnia e sentirmi vicino a lui.

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Jonathan Garnier costruisce la sua storia prendendo ispirazione dalle fotografie di Mirai-chan scattate da Kotori Kawashima, evocando la sua infanzia nelle campagne della Normandia. La bambina giapponese, con il suo sguardo ribelle e la sua natura vivace, diventa una sorta di fusione simbolica tra l’autore e il personaggio di Momo.

Diversi sono gli elementi che plasmano il romanzo, creando una storia leggera ma estremamente emotiva, ambientata in un villaggio portuale agli inizi degli anni ’90. Questo ricorda molto lo stile del film “Ponyo sulla scogliera” dello Studio Ghibli, e come chicca finale, la storia fa una dolce dedica a Dragon Ball.

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