Recensione Peaky Blinders: The King’s Ransom

Peaky Blinders: The King’s Ransom è il sogno di un superfan che diventa realtà. Vi dà la possibilità di entrare nel mondo della vostra serie TV preferita, interagire con il cast, visitare luoghi familiari e, soprattutto, sentirvi parte integrante della storia. Non ho mai visto la serie TV prima d’ora, ma da quelle poche informazioni che ho potuto raccogliere, sembra che sia una pessima idea scherzare con i Peaky Blinders.

Lavagna press

Introduzione alla storia

Il gioco inizia colpendo l’attenzione con una grafica d’atmosfera. Dopo un viaggio nel retro di un furgone, ci si ritrova a camminare in una strada degradata di Birmingham con l’iconica “Red Right Hand” di Nick Cave. È un’ottima ambientazione e, grazie alla buona direzione artistica e alla canzone, si ha la sensazione di essere stati catapultati direttamente nella serie TV. Si arriva alla Garrison Tavern, dove ci si trova faccia a faccia con l’uomo in persona, Tommy Shelby, doppiato da Cillian Murphy.

Cicca con Tommy

Tommy vi dice di essere stato contattato da Winston Churchill perché è stata rubata una scatola rossa che contiene i nomi degli agenti britannici. Da vero patriota, Tommy vi incarica di trovare la Scatola Rossa per Winston Churchill, ma prima vuole che vi occupiate di un uomo legato nella stanza accanto che ha tradito gli Shelby. Tommy se ne va e voi dovete decidere se uccidere l’uomo, che implora pateticamente per la sua vita. Potete ucciderlo o scegliere di non farlo.

Il casting

C’è una caratterizzazione coinvolgente, con dialoghi avvincenti e tesi. Credo che questo non sarebbe stato possibile senza il ritorno di almeno una parte del cast originale (purtroppo e naturalmente, l’interpretazione di Polly da parte di Hellen McCrory non è presente a causa della sua scomparsa).

Questi intensi momenti incentrati sui personaggi sono quelli in cui Peaky Blinders: The King’s Ransom dà il meglio di sé. Purtroppo, però, questi momenti sono troppo pochi e distanti tra loro. Mentre si viaggia in ambienti coinvolgenti e si assiste a colpi di scena, tradimenti e pugnalate alle spalle, si ha la sensazione di passare attraverso la routine.

Il gameplay

Il gameplay di Peaky Blinders è piuttosto limitato e lo rende più una storia interattiva che un gioco d’avventura. Si vaga essenzialmente da un luogo all’altro, svolgendo compiti che non presentano quasi alcuna sfida, raccogliendo oggetti e mostrandoli ad altri personaggi che poi vi proporranno il prossimo luogo da visitare. Si va da un luogo all’altro, recuperando oggetti. Non ci sono enigmi da risolvere, a meno che non consideriate un enigma l’apertura di una cassaforte con un codice che vi è stato dato. Ci sono delle radio che si possono “aggiustare”, ma anche in questo caso non si tratta di usare il cervello, bensì di cercare in giro una lampadina a transistor e una batteria, che di solito si trovano da qualche parte nelle vicinanze. Una volta riparate, si sintonizzano su un canale per ottenere una narrazione opzionale.

Parla o ti spar

Le operazioni di recupero sono occasionalmente interrotte da sezioni di tiro. Queste sezioni rendono il gioco brevemente eccitante, ma le sparatorie sono semplicistiche all’estremo. Non è possibile conservare le munizioni da nessuna parte, quindi il gioco si limita a fornire munizioni che si rigenerano continuamente in cima a casse o scatole nelle aree in cui si deve sparare. Non venite qui per le sparatorie, sono una mezza schifezza.

La grafica (Quest 2 Standalone)

Dal punto di vista grafico, il gioco non se la cava male. La direzione artistica dell’ambiente è forte e conferisce alle ambientazioni un senso di autenticità, ma i modelli dei personaggi sono animati in modo rigido e non sono né abbastanza realistici da essere convincenti né abbastanza stilizzati da risultare piacevoli.

Certo, Tommy assomiglia a Tommy e suo fratello Arthur assomiglia ad Arthur e si comporta anche come Arthur, ma i loro modelli e le loro animazioni sono decisamente di secondo livello.

Conclusione

È davvero difficile da consigliare, a meno che non siate fan sfegatati della serie e non sappiate che si tratta più di una storia interattiva che di un vero e proprio gioco VR. L’ho finito in poco più di due ore, forse tre al massimo. Racconta una storia non memorabile con poco spessore drammatico, nonostante cerchi di essere tragica proprio alla fine. Potete trovare il gioco su Meta quest store oppure per la versione PCVR su Steam (che deve ancora uscire)

*Chiave fornita gratuitamente dalla casa editrice.

You may also like...