Venice Immersive, ecco i progetti che ci ispirano su VR e AI

Venice Immersive è la sezione di Extended Reality dell’80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2023).

Venice Immersive è dedicata ai media immersivi e comprende tutti i mezzi di espressione creativa XR: video a 360° e opere XR di qualsiasi lunghezza, comprese installazioni e mondi virtuali.

La sezione Venice Immersive dell’80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si svolge sulla Venice Immersive Island (Isola del Lazzaretto Vecchio), situata di fronte alla Riva di Corinto al Lido di Venezia.

La selezione di Venice Immersive del 2023 è composta da un totale di quarantatre progetti (cinque video a 360°, ventuno progetti VR Standalone, quindici Installazioni, due mondi virtuali su VRChat) da venticinque paesi, è divisa in:

  • 28 progetti in Concorso
  • 9 progetti Fuori Concorso – Best of Immersive
  • 6 progetti sviluppati nel corso di Biennale College Cinema – VR

In aggiunta, viene presentata nella Worlds Gallery una selezione di 24 mondi virtuali accessibile attraverso world-hop tours presso la Venice Immersive Island.

Venice Immersive, ecco i progetti che ci ispirano

TULPAMANCER di Marc Da Costa, Matthew Niederhauser

Tulpamancer è un’installazione IA in realtà virtuale che dà forma a un incontro onirico e immersivo servendosi dei ricordi e dei futuri possibili di ciascun partecipante. Seduti davanti a un computer dimenticato in un magazzino dal 1989, i partecipanti fanno la loro prima esperienza del tulpa attraverso una serie di domande sulla propria vita.

Vengono quindi invitati a incontrarlo in un mondo preparato esclusivamente per loro. Il tulpa accompagna i partecipanti – che indossano un visore VR – attraverso una serie di scene virtuali generate appositamente che ne richiamano e mettono in discussione sia ricordi sia i potenziali destini. Ciascuna interazione produce un’opera inedita che viene cancellata al termine della sessione, lasciata a risuonare solo nella mente del partecipante.

Venice Immersive
Venice Immersive, ecco i progetti che ci ispirano su VR e AI

SONGS FOR A PASSERBY di Celine Daemen

Come ci rapportiamo a un mondo di cose passeggere? Ne facciamo parte o siamo solo osservatori? E il nostro corpo? È qualcosa che siamo o che abbiamo?

E da quest’ambivalenza sorge un’ulteriore domanda: può essere questa l’origine della malinconia?
In Songs for a Passerby attraversiamo liberamente un paesaggio onirico musicale mostrato in un visore VR.

Seguendo la nostra speculare immagine 3D, lungo la strada ci imbattiamo in varie scene: un cavallo morente, un coro di persone che mormorano, due cani che giocano.

Songs for a Passerby è una ricerca meditativa che ci fa uscire per un attimo dalla realtà e ci permette di osservarci dall’esterno. Burattinai dei nostri stessi corpi, ci troviamo nello spazio poetico da cui nasce la domanda: sono io che attraverso i momenti, o sono i momenti che attraversano me?

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COMPLEX 7 di Fins

Partiamo per un avvincente viaggio attraverso una città congelata nel tempo! In assenza di esseri umani, in questo reame straordiario coesistono armoniosamente animali e robot.

Attraverso strade piene di attività, siamo consumati da un senso di meraviglia: ogni angolo una nuova scoperta, ogni interazione con gli abitanti – organici e meccanici – un frammento della loro intrigante storia.

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WALLACE & GROMIT IN “THE GRAND GETAWAY” di Finbar Hawkins, Bram Ttwheam

The Grand Getaway è un’esperienza VR interattiva e narrativa di Meta Quest che porterà i fan in una nuovissima avventura con gli amatissimi personaggi Wallace & Gromit.
Una serie di disavventure dirotta i progetti per le vacanze di Wallace e Gromit. Uniamoci a loro, con i nuovi marchingegni Auto-Caddy e BERYL (una diavoleria che si occupa di distribuzione di bevande per gli impiegati) in un’avventura natalizia da ricordare!

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BODY OF MINE di Cameron Kostopoulos

Permettendoci di calarci in un corpo di un altro genere sessuale, Body of Mine dà la possibilità di provare sulla propria pelle la disforia di genere.

Questa completa trasformazione è possibile grazie a una combinazione di tracking in tempo reale di corpo, viso e occhi con vere interviste audio di individui trans: un’esperienza VR che permette di esplorare con tutto il corpo il genere sessuale, l’identità, e cosa voglia dire essere umani.

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CHEN XIANG VR di Yuejun LIU, Nanni WU, Tao SHI, Jingqiu XU

Lo spettatore assume il punto di vista di un dio dell’oltretomba e incontra un fragile bambino sull’orlo della morte.
Spinto dalla curiosità e dal desidero di esplorazione, gradualmente scopre che il bambino è alla ricerca della madre imprigionata da esseri celesti.

Lungo la strada, il bambino combatterà battaglie intellettuali con i Quattro Re Celesti e affronterà formidabili attacchi dal regno divino, tra cui un ombrello magico, un vorticoso schieramento di spade, soldati celesti che suonano il liuto e un oscuro pitone.

Alla fine, commosso dal coraggio e dalla determinazione del bambino, lo spettatore lo assiste di cuore nella sua missione.

La storia è ispirata alla toccante secolare leggenda di Liu Chenxian, che “spacca la montagna per salvare la madre”, e l’opera è stata progettata specificamente per sfruttare le qualità immersive della realtà virtuale.

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MY NAME IS O90 di Siyeon Kim

Nell’anno 2047 il cagnolino robot O90, vittima di un abbandono e dotato d’intelligenza artificiale, vaga per i vicoli della città, come fa ormai da molti anni, alla ricerca di cavi di alimentazione con cui ricaricarsi.
In una notte di pioggia, O90 si sveglia con la carica in esaurimento. Si dirige in città per ricaricarsi prima dell’alba.

Attraversa un lungo tunnel, convinto come sempre che i giorni di vita randagia siano ormai al termine: i suoi dati non sono stati cancellati e continua a ricordare il suo amico umano.
Un robot come O-90, dopo aver studiato per anni i ricordi, il cuore e le emozioni, arriva a desiderarli per sé.

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PERENNIALS di Zoe Roellin

Dopo la morte del padre, Elias torna nella casa di vacanza abbandonata per fare una cernita ciò che ci è rimasto. Tra dolore, risentimento e nostalgia, e del tutto riluttante ad affrontare una qualsiasi di queste emozioni, Elias vuole chiuderla qui, e di questo posto non vuole più sentire parlare. Emi, la nipotina che lo ha accompagnato, ha altri progetti, una forte sete d’avventura e una missione che è determinata a portare a termine.

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GARGOYLE DOYLE di Ethan Shaftel

Doyle è un gargoyle scrontroso e presuntuoso e – letteralmente – lacerato dal risentimento, per via dei danni subiti in una caduta durante l’installazione sopra l’ingresso principale della cattedrale.

Relegato in una nicchia sul retro con altri gargoyle irregolari, Doyle è indignato per ciò che il destino gli ha riservato, e soprattutto per il fatto di essere bloccato a pochi centimetri da Chet, una grondaia decorativa in metallo. Chet è yin quanto Doyle è yang, un ottimista chiacchierone che non sta mai zitto. Mai.

Doyle e Chet osservano il mondo che gli cambia intorno mentre la loro nicchia cade in rovina.
Centinaia d’anni dopo, mentre i bulldozer circondano la cattedrale per la demolizione, vengono rivelate le misteriose origini di Chet. Entrambi sono costretti a rendersi conto di chi sono veramente e a quanto ammontano le loro esistenze.

La prima narrazione cinematografica per l’era della programmazione spazializzata che porta il visitatore da realtà aumentata a realtà virtuale senza soluzione di continuità mentre una guida enigmatica lo trasporta nel mondo dei personaggi, portando, allo stesso tempo, loro nel nostro mondo.

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Fonte: Immagini e testi sito LA BIENNALE

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