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Scream 7: Il killer più stanco del cinema

La saga di Ghostface (Scream 7) torna con quello che dovrebbe essere il capitolo conclusivo. Dovrebbe. Perché dopo i titoli di coda rimane la sensazione di aver visto un film che non ha il coraggio di chiudere davvero i conti.

L’apertura segue il copione ormai collaudato dal lontano 1996: telefono, domande sui film horror, minaccia crescente, sangue. Questa volta a rispondere è Michelle Randolph, perfetta nei panni della nuova “dama dell’urlo”. La scena è costruita con mestiere, tutto al posto giusto — ma è proprio questo il problema. Ci hanno così abituato a questo schema che l’effetto paura si è un po’ sgonfiato nel tempo.

Scream 7

Scream 7: Tutto Quello Che Non Ti Aspettavi

L’azione si sposta poi in un posto che i fan della saga conosceranno bene: la casa dove morirono Billy Loomis e Stu Macher, gli assassini originali del film di Wes Craven. Quel luogo simbolo dell’orrore è diventato una sorta di casa-museo dove, pagando, si può trascorrere una notte tra memorabilia e ricostruzioni macabre. Un’idea interessante per gli appassionati di true crime e un bel tentativo di fare soldi, diciamocelo.

Sidney è tornata in una nuova veste

Dopo la classica scena della coppia, ci ritroviamo con Sidney Prescott, di nuovo interpretata da Neve Campbell. Sidney ha costruito una vita normale: marito, figli, distanza dai riflettori. Tutto crolla quando Ghostface torna a minacciare sua figlia Tatum (Isabel May), chiamata così in onore dell’amica persa nel primo capitolo. Un dettaglio emotivo ben piazzato, che funziona.

Da lì in poi è un déjà vu orchestrato: il cast storico ritrova quello nuovo, tutti insieme a scoprire chi si nasconde sotto la maschera questa volta. La formula è quella, non ci sono sorprese.

Uno degli elementi più riusciti del film è il ritorno di Marco Beltrami alla composizione, assente nei due capitoli precedenti. Riprende e riarrangia i temi storici, incluso l’iconico Sidney’s Lament, riconoscibile sin dalle prime note. La musica riesce a evocare l’atmosfera degli anni ’90 senza sembrare anacronistica è probabilmente la cosa che funziona meglio in tutto il film e che sicuramente mi è piaciuta di più.

Il problema principale resta lui: Ghostface. Non è più il killer goffo ma resistente dei primi capitoli, né la presenza brutale vista in Scream VI. Si muove, colpisce, uccide ma manca quel carisma oscuro, quella follia lucida che lo rendeva un’identità distinta. In questo episodio sembra quasi comprimario di sé stesso.

Courteney Cox nel ruolo di Gale Weathers porta professionalità e la giusta dose di ironia, confermandosi uno dei personaggi più solidi della serie. I cameo di Matthew Lillard e David Arquette hanno un intento celebrativo evidente, ma l’effetto sorpresa è limitato si sorride, si applaude internamente, e si va avanti.

Kevin Williamson, mente storica della saga, firma regia e sceneggiatura. La sua firma si sente nei dialoghi e nella struttura meta. Il problema è che il film sembra giocare in difesa: intrattiene, regala qualche jump scare ben calibrato, alcune sequenze tese funzionano. Ma il finale, invece di esplodere, si sgonfia. Per un capitolo che si propone come conclusivo, è un peccato non da poco.

Alla fine Scream VII è esattamente quello che ti aspetti né più, né meno. E forse è proprio questo il vero problema.

Pubblicato da redazionecamera13

Appassionata di Thriller, Horror, Giallo, True crime nasce così Camera 12 - Cronache Oscure un blog indipendente tra storie oscure tra schermo, carta e pixel.

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